6 - 2010

FAUNA

di Elena PATRIARCA
e Paolo DEBERNARDI
Chirotterologi, consulenti
del Servizio aree protette

LA CONSERVAZIONE DEL RINOLOFO MAGGIORE
IN OCCASIONE DEI LAVORI DI RESTAURO
DELLA CATTEDRALE DI AOSTA

La conservazione dei chirotteri (i pipistrelli) è materia complessa. Normative regionali, nazionali e internazionali ne prescrivono la stretta tutela, ma per concretizzare tale disposizione occorre che si instaurino rapporti di collaborazione fattiva fra molteplici soggetti, spesso impegnati in settori che apparentemente non hanno nulla a che vedere con la tutela della fauna.

Il caso del rinolofo, o ferro di cavallo, maggiore (Rhinolophus ferrumequinum) ne è un chiaro esempio. È una specie facilmente individuabile nei siti di rifugio poiché si appende alle volte penzolando col corpo libero nel vuoto; riconoscibile, ad un’osservazione ravvicinata, dalle dimensioni (apertura alare di circa 35-40 cm e lunghezza testa-corpo di 6-7 cm: una delle specie di taglia maggiore fra i nostri chirotteri) e per la presenza di una peculiare conformazione nasale, inferiormente a forma di ferro di cavallo (una sorta di “imbuto acustico” che serve per direzionare gli ultrasuoni che gli esemplari emettono dalle narici). In Italia è ascritta alla categoria di status “vulnerabile”, identificante un probabile rischio di estinzione nel medio termine.
 
 
Esemplare adulto di rinolofo maggiore: particolare facciale

 
Predilige contesti di bassa o media altitudine, caratterizzati da un mosaico di formazioni forestali, prati e pascoli, ancor meglio se con presenza di zone umide: tali ambienti producono abbondanza e varietà di insetti, fra i quali i lepidotteri e i coleotteri che rappresentano le principali prede della specie, e nel contempo garantiscono la disponibilità degli elementi strutturali - margini forestali, siepi e filari arborei - che gli esemplari costeggiano negli spostamenti, evitando, invece, il volo negli ampi spazi aperti. Per il riposo diurno, il letargo e la riproduzione, il rinolofo maggiore si rifugia in grotte o in ambienti artificiali che offrono, similmente, grandi volumi tranquilli e con microclima adatto, come può accadere nelle miniere dismesse e negli edifici monumentali con locali non utilizzati o scarsamente utilizzati dall’uomo (sottotetti, scantinati). Pur tollerando una modesta luminosità diurna nei rifugi, evita le luci artificiali e, per spostarsi e cacciare, ricerca ambienti caratterizzati da condizioni naturali di oscurità notturna.

Trattandosi di specie sedentaria (di norma effettua spostamenti fra siti invernali ed estivi contenuti entro un massimo di 60 km) per essere idoneo ad essa un territorio deve realizzare, entro poche decine di chilometri, tutte le condizioni ambientali citate. È quanto accade in Valle d’Aosta, dove l’alternanza di formazioni forestali e agroecosistemi a conduzione tradizionale, nel fondovalle e sui primi versanti, corrisponde a buone aree di caccia per la specie, mentre miniere abbandonate, chiese e castelli offrono siti adatti al suo rifugio; nella regione, inoltre, la presenza di paesaggi bui garantisce ancora il rispetto di questa e delle moltissime altre specie sensibili all’inquinamento luminoso (la Valle d’Aosta è, in Italia, una delle aree in cui tale forma di alterazione ambientale è meno cospicua).
 




Il vano della cattedrale, prima e dopo il rifacimento
della copertura

Perseguire l’obiettivo della conservazione del rinolofo maggiore obbliga ad occuparsi della molteplicità delle componenti ambientali e degli aspetti citati: tralasciarne uno significherebbe vanificare il lavoro fatto per gli altri e nell’iter del Sito di Importanza Comunitaria IT1205034, che tutela gli ambiti più importanti per la conservazione dei chirotteri attualmente noti in Valle d’Aosta, se n’è tenuto debitamente conto. All’atto della sua prima individuazione, nel SIC è stato incluso il complesso minerario in cui sverna la quasi totalità degli esemplari di rinolofo maggiore rilevati nella regione, e quando, alcuni anni dopo, è stata scoperta la colonia riproduttiva che utilizza dalla primavera all’autunno i sottotetti della Cattedrale d’Aosta, anche tale ambito è stato inserito nella perimetrazione del SIC. Il sito minierario e la cattedrale distano circa 5 Km e, data la vicinanza, si ritiene che gli esemplari di rinolofo maggiore che li frequentano in gran parte coincidano, spostandosi fra i due siti nel corso dell’anno.



Quella della cattedrale è l’unica colonia riproduttiva di rinolofo maggiore nota in Valle d’Aosta e una delle poche rimaste nell’Italia Nord-occidentale: in tutto il Piemonte, al presente, se ne conosce un’unica altra e nessuna in Liguria, e benché sia probabile che esistano alcune colonie non ancora scoperte a causa dell’incompletezza delle indagini finora svolte, è evidente che la specie versa in condizioni di grave rarefazione. La stretta tutela della colonia della cattedrale è dunque importantissima: la sua perdita comporterebbe quasi certamente l'estinzione del rinolofo maggiore in Valle d'Aosta ed effetti negativi sulla conservazione della specie di portata extraregionale.

Negli ultimi tre anni si è lavorato per garantire la tutela della colonia in concomitanza degli importanti lavori che hanno interessato i sottotetti della cattedrale: in un primo tempo finalizzati all’adeguamento e al potenziamento degli impianti tecnologici e speciali dell’edificio, successivamente alla manutenzione straordinaria delle coperture e della facciata del fabbricato che ospita la sacrestia monumentale. Questi ultimi lavori hanno coinvolto direttamente il vano che la colonia utilizza dal periodo dei parti al termine dello svezzamento dei piccoli.

Il rifacimento del tetto del locale rappresentava una necessità a causa della copertura sconnessa, che poteva pregiudicare lo stato di conservazione di quella parte dell’edificio e dei beni contenuti, mettendo anche a rischio la stessa colonia di chirotteri, che nella fase biologica citata necessita di un microclima mite e stabile. L’intervento risultava nel contempo problematico, in quanto una sua esecuzione senza tener adeguatamente in conto le particolari esigenze dei chirotteri avrebbe potuto significare un gravissimo disturbo alla colonia e la perdita dell’idoneità del sito di rifugio.

Il Servizio Aree Protette dell’Assessorato Agricoltura e Risorse naturali, in accordo con la Direzione Restauro e Valorizzazione dell’Assessorato dell’Istruzione e Cultura, ha richiesto che la progettazione dei lavori fosse subordinata alle seguenti condizioni:
 
  • esclusione di qualsiasi sopralluogo nel locale durante il periodo di presenza della colonia (decorrente da metà giugno a metà agosto; nei periodi immediatamente precedente e successivo i rinolofi utilizzano un’altra ala dei sottotetti);
  • adozione di un calendario dei lavori all’interno del periodo settembre - metà aprile, ossia durante l’assenza degli esemplari nel locale e in modo da prevedere anche un tempo utile per la dissoluzione di eventuali odori dovuti alle lavorazioni;
  • conservazione e ricollocazione di travi della vecchia copertura accanto ai nuovi elementi del tetto, in modo da garantire la presenza di elementi “familiari” ai rinolofi;
  • utilizzo di prodotti a base di sali di boro (borace), innocui per i pipistrelli, negli eventuali trattamenti del legno;
  • conservazione degli accessi utilizzati dagli esemplari per andare e venire dal sito (i rinolofi accedono ai rifugi in volo e necessitano di finestre sufficientemente ampie);
  • nel rifacimento della copertura, astensione dall’inserimento di strati intermedi isolanti almeno su parte della superficie, in modo da conservare spazi adatti alle specie di chirotteri che possono utilizzare gli interstizi del tetto come rifugi o come vie di accesso al sottotetto (ad es.: Pipistrellus pipistrellus, Pipistrellus kuhlii, Hypsugo savii, Eptesicus serotinus);
  • stoccaggio e, a lavori ultimati, ricollocazione nel sito di parte del guano presente sul solaio, nell’eventualità che il medesimo possa favorire il ritorno dei rinolofi.
Si è inoltre riconosciuta la necessità di procedere, alla fine degli interventi e per almeno un anno, al monitoraggio delle condizioni microclimatiche interne, al fine di valutare la necessità di eventuali piccoli interventi correttivi.

Sulla base di tali indicazioni, i progettisti, in costante raccordo coi chirotterologi incaricati del monitoraggio della colonia, hanno redatto un progetto che il Servizio Aree Protette ha giudicato pienamente idoneo alle finalità di conservazione dei chirotteri.
 



Piccoli rinolofi appigliati a travi della vecchia
copertura conservate nel restauro: prima del
rifacimento del tetto
e dopo l’intervento.

La ditta esecutrice avrebbe potuto avviare l’intervento nel marzo 2009; assieme ai progettisti e alla direzione dei lavori si è tuttavia convenuto che iniziando in tale data eventuali imprevisti avrebbero potuto determinare il protrarsi delle attività oltre i termini stabiliti per non interferire con la colonia e si è pertanto deciso di rinviare l’inizio delle attività al successivo autunno.
I lavori sono iniziati a fine ottobre 2009. Il rifacimento del tetto del vano utilizzato dai rinolofi è stato terminato in data 10/12/09. Sono quindi stati realizzati gli altri lavori in programma, compreso il trattamento delle strutture in legno, ultimato il 23/02/10; in seguito il locale è stato mantenuto in condizioni di piena tranquillità.
I rinolofi hanno ricominciato a visitarlo nella seconda metà di giugno, preferendo tuttavia utilizzare, in una fase iniziale, un vano adiacente, nel quale non erano stati effettuati lavori. A inizio luglio gran parte della colonia si è reinsediata nel vano originario e a fine mese la ricolonizzazione è risultata completa, con grande soddisfazione di tutti.



È importante evidenziare che, dal confronto coi demografici rilevati negli anni precedenti, la consistenza numerica della colonia (un centinaio di esemplari adulti prima dei parti) non ha subito variazioni. Da anni la colonia viene regolarmente censita effettuando riprese degli esemplari nella fase di uscita serale dal rifugio: si utilizzano termocamere o telecamere ad alta sensibilità abbinate a illuminatori a infrarossi (entrambi i sistemi non disturbano i chirotteri); col successivo conteggio sul video è possibile verificare esattamente il numero degli esemplari usciti, mentre per conteggiare gli eventuali individui rimasti nel rifugio, al termine delle riprese si effettua un rapido sopralluogo nel sito. Gli esemplari osservati in tali occasioni all’interno del locale interessato dal restauro (piccoli nati nell’anno ancora incapaci di lasciare il rifugio) sono risultati appigliati alle vecchie travi, che già venivano utilizzate allo scopo e che sono state conservate nell’ambito della ristrutturazione.

Grazie alla collaborazione fra i vari soggetti coinvolti - Servizio Aree Protette, Soprintendenza, Curia vescovile, progettisti e ditta che ha eseguito i lavori – possiamo oggi affermare che la tutela della colonia è stata efficacemente garantita.

Ci auguriamo infine che l’intervento di tutela integrata dei beni culturali e ambientali messo in atto possa avere valore esemplificativo: un’esperienza da replicare, nei casi simili, a livello nazionale.
 
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