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Zootecnia

QUANDO L’ERBA È LA BASE FORAGGERA DELLA RAZIONE

Per evitare che, durante il periodo primaverile, si verifichino inconvenienti alla salute degli animali dovuti alla repentina variazione dell’alimentazione, è indispensabile seguire i principi fondamentali del razionamento per evitare ripercussioni negative sulla qualità delle produzioni

di Alain Ghignone
(A.N.A.Bo.Ra.Va. settore alimentazione)
In inverno, le condizioni climatiche della nostra regione richiedono di alimentare il bestiame con foraggio affienato e con mangime.

In primavera, invece, quando i prati iniziano a rinverdire, è pratica comune usare come base foraggera l’erba fresca, portata in stalla o pascolata; è proprio in questa fase che si possono verificare disordini della produttività (aumento delle cellule somatiche, lattosio basso, crioscopia bassa) o alcune dismetabolie quali acidosi, tetania da erba o meteorismo.

L’ALIMENTAZIONE DI TRANSIZIONE PER I BOVINI
Il funzionamento ottimale del rumine e dei suoi microrganismi interni costituisce la base di una corretta alimentazione per le vacche da latte. Si ricordi che il rumine di una vacca adulta ospita miliardi di microbi, la cui funzione principale è quella di digerire i prodotti alimentari ed in particolare le pareti vegetali.


Se si procede ad una modifica troppo brusca della razione, come spesso accade in primavera, si produce un evidente cambiamento a livello della composizione della popolazione microbica e un enorme aumento della produzione di acidi grassi volatili; di conseguenza saranno necessarie almeno 2 o 3 settimane affinché i microbi si adattino completamente al nuovo substrato alimentare e i villi del rumine si allunghino per assorbire gli acidi grassi volatili prodotti in numero supplementare.

Pertanto, per prevenire possibili problemi digestivi e metabolici, sono da prevedere almeno una o meglio due settimane per l'adattamento alla nuova razione.

Non bisogna dimenticare che la qualità dei prodotti lattiero-caseari deve essere l’obiettivo più importante per ogni componente della catena di produzione e che ogni cambiamento di regime alimentare influenza la composizione del latte e l’attitudine di quest’ultimo a essere trasformato in formaggio.


L’ALIMENTAZIONE DI TRANSIZIONE IN PRIMAVERA
In primavera è consigliabile condurre le vacche il più presto possibile verso il pascolo, anche se l'erba non è molto alta, per disporre di una fase di transizione di una o due settimane senza essere vincolati dalla crescita rapida dell'erba. Sarebbe inoltre opportuno, in tale fase, lasciare le vacche al pascolo soltanto alcune ore, dopo aver ricevuto in stalla parte della razione invernale: in tal modo gli animali dovrebbero auto-limitarsi, avendo meno appetito.

Con la somministrazione di erba le vacche reagiscono con un deciso miglioramento delle condizioni di salute (pelo lucido, maggiore appetito) e con un incremento nella produzione di latte; i foraggi freschi infatti sono alimenti succulenti, molto graditi al bestiame e possiedono ottime qualità nutritive. Bisogna però fare attenzione e cercare di introdurre il foraggio primaverile con la necessaria gradualità per non provocare più danni che vantaggi; cambiamenti repentini inducono gli animali a reagire con forti diarree e quindi con problemi di disidratazione e perdita di sali minerali, creando squilibri a livello di metabolismo ruminale.

Dovrebbero trascorrere almeno dieci-quindici giorni prima di distribuire la quantità massima consentita di erba, che si aggira intorno ai 30 kg di foraggio verde per le vacche in lattazione.

In genere le erbe giovani sono ricche di proteine solubili ad alto valore biologico (circa il 14-15% su secco per i foraggi di graminacee), di caroteni, di vitamine e di sali minerali, mentre sono povere di fibra grezza, costituita quasi esclusivamente da cellulosa facilmente digeribile. Pertanto, quando nella razione entra il foraggio fresco, per mantenere equilibrata l’alimentazione è indispensabile aumentare la fibra impiegando polpe di bietola o crusca. Normalmente è consigliabile ridurre il contenuto proteico della razione, diminuendo il tasso proteico del mangime, che non dovrebbe essere superiore al 15%; ciò è possibile variando la quantità di concentrato distribuita e aumentando il livello energetico della razione con fonti di amido ad alta fermentescibilità.

In linea di principio l’ideale sarebbe un alimento per la primavera con 50% cereali, 40% alimenti fibrosi e 10% alimenti proteici; per l’estate, con erba in fase di spigatura, con 45% cereali, 30% alimenti fibrosi e 25% proteici.


L’ALIMENTAZIONE DI TRANSIZIONE IN AUTUNNO
Durante l’autunno gran parte degli allevatori valdostani hanno vacche asciutte o in fine lattazione, pertanto non si confrontano con grosse problematiche relative alla copertura dei fabbisogni; ciò premesso è anche vero che, se da un lato una prolungata utilizzazione dell’erba come unica fonte foraggera è giustificabile da un punto di visita economico (si risparmia fieno per l’inverno), è altrettanto vero che alcune bovine sono molto vicine al parto e che per esse scompensi più o meno marcati possono generare problemi dopo il parto (ritenzioni di placenta, collassi puerperali, metriti…).

L’erba autunnale di solito è povera in fibra, ricca in acqua e in materia azotata, e il rischio maggiore è che vi possano essere grandi quantità di nitrati tossici, soprattutto in erba che ha già preso il gelo.

Particolari precauzioni vanno prese da quegli allevatori i cui prati sono ricchi di leguminose e in particolare di erba medica: questa, se pascolata in condizione di umidità elevata (basta la rugiada), scatena fenomeni di meteorismo (enormi quantità di schiuma che riempiono il rumine) che nel giro di poche ore possono portare alla morte dell’animale.

Bisogna riservare particolare attenzione alle bovine che si trovano nelle ultime due/tre settimane di gestazione; queste andrebbero tenute in stalla con a disposizione una decina di chili di fieno di primo taglio per abituare i microrganismi del rumine al nuovo substrato.

In questa fase è anche utile aver già deciso il mangime da usare durante l’inverno e distribuirlo in dosi ridotte a partire da 10-15 giorni prima della data presunta del parto.

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