1 - 2011

DIFESA FITOSANITARIA

Rita BONFANTI
Ufficio servizi fitosanitari
Direzione produzioni vegetali e servizi fitosanitari

Sull’ultimo numero dell'Informatore Agricolo avevamo dato inizio alla pubblicazione di schede descrittive riguardanti organismi da quarantena oggetto di monitoraggio da parte dei servizi fitosanitari. In questo numero, seguendo l’ordine della tabella n. 1 dal titolo “Lista degli organismi nocivi oggetto di monitoraggio per i quali vige l’obbligo di inviare la relazione annuale alla comunità europea” apparsa nel precedente articolo, procederemo con la descrizione del punteruolo delle palme e del nematode del legno di pino

IL PUNTERUOLO DELLE PALME
E IL NEMATODE DEL PINO

Prima di iniziare la trattazione di questi due organismi è doveroso rimarcare che la descrizione del punteruolo delle palme è fornita in questa sede al solo scopo di informare i lettori della sua esistenza, ma che tale parassita non presenta nessun interesse per la nostra regione, in quanto i suoi ospiti di elezione (alcune specie di palme) sono del tutto assenti sul nostro territorio, mentre l’altro organismo nocivo, il nematode del legno di pino, che attualmente è presente nella comunità europea solo in Portogallo, potrebbe invece provocare danni ingenti al nostro patrimonio forestale nel caso di una sua introduzione accidentale.

 
IL PUNTERUOLO ROSSO DELLE PALME

Rhynchophorus ferrugineus (Olivier), conosciuto con il nome di Punteruolo rosso delle palme, è un coleottero Curculionide tanto pericoloso da essere stato classificato al livello “ALERT” nelle liste dell’EPPO (European and Mediterranean Plant Protection Organization) per la rapidità con cui, nelle zone in cui si è acclimatato, riesce a distruggere le palme, eliminando un patrimonio insostituibile del paesaggio mediterraneo.


DIFFUSIONE
 



Carta dell'origine e successiva diffusione
dell'insetto in Europa

L’insetto, originario del sud est asiatico, dopo essere stato introdotto accidentalmente nella penisola arabica alla metà degli anni ’80 si è diffuso in Europa interessando tutti i paesi affacciati sul Mediterraneo.
I primi ritrovamenti nel nostro continente risalgono all’inizio degli anni ’90 (Spagna) e ora è presente in Francia, Portogallo, Turchia e Grecia. In Italia è apparso per la prima volta in Sicilia e in Toscana nel 2005, diffondendosi poi in quasi tutte le regioni interessate dalla coltura.










PIANTE OSPITI

Il R. ferrugineus è in grado di attaccare numerose Arecaceae adulte: originariamente infeudato a Cocos nucifera e a una ventina di palme spontanee, attacca anche la palma da olio (Eleais guienensis). In Italia i danni più importanti interessano il genere Phoenix che comprende numerose specie ornamentali. Studi recenti hanno rivelato che può infestare pure Whashingtonia robusta, Brahea armata e l’indigena Chamaerops humilis.


MORFOLOGIA

Il punteruolo rosso delle palme è un coleottero piuttosto grosso di colore rosso ferruginoso con elitre attraversate longitudinalmente da evidenti striature nere. La lunghezza dell’adulto può variare da 2 a 4,5 cm.
Il caratteristico rostro, che contraddistingue tutti i curculionidi, ha una forma molto allungata più o meno arcuata nella parte terminale. Sulla porzione distale del rostro dei maschi è presente una serie di fitte setole erette che manca nelle femmine.
L'uovo, di forma ovale allungata, più allargata alla base, misura da 2,5 a 4,0 mm di lunghezza e ha un colore che può variare dal bianco giallastro al marrone.
La larva ha il capo scuro e fortemente sclerificato ed è biancastra, priva di zampe (apoda) e lunga, a maturità, anche più di 5 cm.
 

 

Uovo e larve del Rhynchophorus ferrugineus

















BIOLOGIA


L’insetto vive sulle palme, dove compie l’intero ciclo vitale. Gli adulti sono attratti, in genere, da piante danneggiate o malate, però è possibile anche l'infestazione di piante sane. Quando i maschi individuano una palma idonea, producono un feromone di aggregazione capace di richiamare molte femmine. Dopo l’accoppiamento, le uova vengono deposte, in numero di 85-90, attraverso fori praticati con il rostro nelle parti che offrono meno resistenza, molto spesso alla base delle giovani foglie o su ferite preesistenti. Dopo 5-6 giorni si ha la schiusa e le piccole larve cominciano a cibarsi dei tessuti delle foglie, poi si muovono all’interno della materia vegetale scavando tunnel e larghe cavità per distribuirsi, infine, in qualsiasi parte della pianta, anche al colletto.
 

 

Pupa e adulto dell'insetto Rhynchophorus ferrugineus 





















La presenza di gallerie nel fusto provocate dall’attività alimentare del parassita può minare la stabilità della palma fino a determinarne la caduta.
La durata del periodo larvale è molto variabile; recenti studi attestano a circa 3 mesi il tempo impiegato dalle larve a raggiungere la maturità. La fase successiva di pupa è preceduta dalla costruzione di un bozzolo di forma ovale e allungata che misura in media 7 x 2,5 cm, realizzato con le fibre della pianta. Il bozzolo viene generalmente fissato entro cavità scavate alla base dei peduncoli fogliari, oppure all'ascella delle foglie.
La durata della fase pupale varia da 13 a 50 giorni. Gli adulti sono molto longevi: vivono, infatti in media 200 giorni (i maschi) e 150 (le femmine) e ciò comporta la sovrapposizione di diverse generazioni dell’insetto.


SINTOMI E DANNI

Quando una pianta è attaccata, le uova deposte dalle femmine danno vita a centinaia di larve che scavano gallerie nella parte alta del fusto senza che alcun sintomo si manifesti per mesi. Si dice che, in questa fase, l’unica possibilità che si ha per rilevare la presenza dell’infestazione, consiste nel appoggiare l’orecchio al fusto, o meglio ancora uno stetoscopio, per poter sentire il rumore delle mandibole degli insetti che si stanno alimentando voracemente.
I primi sintomi ad apparire sono appassimenti della chioma, molto spesso asimmetrici. Essi, però, compaiono quando la situazione fitosanitaria è ormai compromessa. Nelle fasi successive la parte sommitale si piega, afflosciandosi sulle foglie inferiori. A questo punto, esaminando da vicino lo stipite, è possibile vedere i tessuti ormai marcescenti.


PREVENZIONE,MONITORAGGIO E LOTTA

Le misure più efficaci per la difesa delle palme dal punteruolo sono quelle preventive. L’intervento curativo su piante già attaccate è, infatti, inefficace a causa del comportamento del fitofago che rimane nascosto a lungo all’interno del tessuto prima che si manifestino i danni e dell’impossibilità di colpire con insetticidi delle larve che ormai hanno colonizzato gran parte dei tessuti vegetali.
Per isolare il fenomeno e contenere la diffusione dell’insetto, l’unica via perseguibile attualmente prevede l’eliminazione delle piante (con bruciatura di tutto il materiale) non appena si accerti l’infestazione e l’applicazione di misure di profilassi alle piante contigue a base di trattamenti localizzati con insetticidi e fungicidi. Questo metodo fonda le sue ragioni sul fatto che Rhynchophorus ferrugineus non si sposta su una nuova palma finché quella su cui vive non è stata completamente distrutta.
Si ricorda infine che nelle palme in buono stato vegetativo e non infestate, sono sempre da evitare le potature poiché le ferite costituiscono siti preferenziali per l’ovoposizione del fitofago.
(Foto e immagini tratte da "Insetti esotici e tutela ambientale” a cura di Costanza Jucker, Sebastiano Barbagallo, Pio Federico Roversi e Mario Colombo)


 
IL NEMATODE DEL LEGNO DI PINO

Il nematode del legno di pino Bursaphelenchus xylophilus (Steiner et Buhrer) Nickle è un parassita di dimensioni microscopiche assai temibile per le conifere in quanto provoca una grave malattia chiamata deperimento rapido dei pini (si ricorda ai lettori che i nematodi sono una categoria di vermi caratterizzati dalla sezione circolare del loro corpo e per questo detti anche vermi cilindrici).
La specie in questione è inclusa da tempo nelle liste di quarantena dell’Unione Europea (direttiva 77/93/EEC), tanto da essere stata una delle prime sottoposte all’analisi di rischio per i territori dell’U. E.


DIFFUSIONE

Originario dell’America settentrionale, Bursaphelenchus xylophilus è stato esportato accidentalmente in Giappone agli inizi del 1900 attraverso il commercio di legname e, da lì, si è poi diffuso negli altri paesi asiatici dove i suoi attacchi hanno assunto le dimensioni di una vera e propria catastrofe ecologica. A tutt’oggi è presente in Asia (Taiwan, Cina e Corea), negli USA, in Canada e in Messico, in Africa (Marocco e Nigeria). In Europa è stato segnalato per la prima volta alla fine del 1999 nelle foreste del Portogallo, su P. pinaster; mentre in precedenza era già stato ritrovato in Finlandia, Svezia, Norvegia, Francia, ma solo su legnami proveniente dall´America settentrionale e non in pieno campo.
 



Esemplare di nematode al
microscopio (Foto www.forestpests.org)

A questo proposito è da tenere presente che essendo rilevanti le importazioni in Europa di segato e truciolame dall’America del Nord, zona di diffusione del nematode, il rischio di un suo ingresso nel nostro continente risulta molto elevato. Per queste ragioni i servizi fitosanitari dei Paesi CE sono allertati per poter intervenire tempestivamente nel caso di intercettazioni di partite infestate o di ritrovamento di piante infette.


PIANTE OSPITI



Campioni di legno attaccato
da nematode del pino
(Foto www.forestpests.org)

Il nematode può attaccare oltre 40 specie di Pinus. In Italia le specie suscettibili al nematode sono: Pinus pinaster, P. sylvestris, P. nigra austriaca, P. halepensis, P. mugo, P. strobus. Il parassita può però attaccare altre conifere che appartengono ai generi: Abies, Cedrus, Picea, Larix, Tsuga, Pseudotsuga e Chamaecyparis. Le infestazioni risultano particolarmente virulente su piante giovani.






SINTOMI E DANNI

Bxylophilus si riproduce a spese dei canali resiniferi delle conifere. In caso d’attacco, il primo sintomo è l´appassimento e l´ingiallimento degli aghi per ridotta traspirazione, che si evidenzia a partire da giugno-luglio, fino ad arrivare, da settembre ai primi di ottobre, al disseccamento dell’intera chioma e quindi alla morte della pianta, causata dalla distruzione delle cellule di cambio e dalla conseguente formazione di cavità necrotiche anche molto estese nel legno. Il fogliame bruno-rossiccio rimane sugli alberi morti fino all´estate successiva.
In caso di siccità e di temperature estive superiori a 24 °C le piante sono più suscettibili al parassita.


EPIDEMIOLOGIA

La diffusione in natura di B. xylophilus è favorita dall´elevata sopravvivenza del nematode nel legno e dalla sua pronta trasmissione attraverso insetti vettori, anch´essi facilmente trasportati con il commercio del legname.
Questi ultimi sono coleotteri della famiglia dei Cerambicidi appartenenti a una ventina di specie del genere Monochamus.
Il ciclo biologico del nematode del pino, infatti è strettamente connesso a quello di alcuni insetti che fungono da vettori anche se la loro presenza non è indispensabile per la propagazione, in quanto il parassita si può diffondere anche da legno a legno, o dal legno al terreno e, da qui, alle radici dei semenzali.
 


Esemplare maschio di Monocamus galloprovincialis, una delle specie del genere Monocamus in grado di trasmettere il nematode (foto tratta dal sito www.biolib.cz)

DIAGNOSI

Il solo appassimento della chioma delle piante ospiti non è carattere sufficiente per una diagnosi sicura e neppure l’isolamento di nematodi del genere Bursaphelenchus spp. poiché nel legno delle conifere possono essere presenti altre specie (B. mucronatus, B. fraudulentus) morfologicamente e biologicamente assai simili a B. xylophilus, che costituiscono con quest’ultimo il cosiddetto “Pine Wood Nematode Species Complex” (PWNSC). Da quanto detto si evince la necessità per i laboratori dei servizi fitosanitari di disporre di metodologie diagnostiche affidabili, quali la biologia molecolare (RAPD, ITS-RFLP), che consentirebbero di determinare con precisione e rapidità la presenza di eventuale materiale infetto.


LOTTA, PREVENZIONE E MONITORAGGIO

I mezzi di lotta attualmente realizzabili nei confronti di questo parassita comprendono per le zone infestate: ispezioni nei boschi, a partire dalla primavera, con la distruzione col fuoco del legno attaccato da larve di insetti xilofagi delle piante deperite o morte da non più di 6 mesi/1 anno, trattamenti con funghi e batteri antagonisti delle larve di Monochamus spp. e trattamenti con insetticidi e nematocidi per piante ad alto valore economico.
Nel caso di legname importato da zone infestate, i trattamenti termici garantiscono l’assenza del nematode, ma solo se viene raggiunta la temperatura di almeno 56 °C per 30 minuti nella parte più interna del legno; anche l´essiccazione in forno con riduzione del tasso di umidità 20%, come pure i trattamenti a pressione o le fumigazioni con sostanze chimiche risultano efficaci nell’eliminare il nematode.
Per quanto riguarda la prevenzione, sono di fondamentale importanza le ispezioni rigorose su legname importato dalla Russia Asiatica, dall´Europa orientale, dall´Asia e dall´America settentrionale, il campionamento di legname proveniente da depositi, segherie, mobilifici e imballaggi, sotto forma anche di frammenti di legno, trucioli e segatura, le catture degli adulti del cerambicide vettore mediante trappole attrattive, nonché il monitoraggio nelle foreste seguito da analisi su campioni sospetti.

 



Tratto dalla scheda tecnica per il riconoscimento degli organismi nocivi da quarantena redatta dalla Regione Emilia Romagna

Ciclo biologico del nematode del pino (Adattato da Evans et. Al., 1995)
1. L’insetto del genere Monocamus depone le uova nelle
fessure della corteccia di alberi morti o morenti permettendo
la penetrazione delle larve del nematode del pino
2. il nematode permane sulla pianta dove si nutre delle sue
cellule o di funghi in essa presenti
3. le larve del nematode si localizzano nella camera pupale dell’insetto
4. le larve del nematode invadono il corpo dell’insetto adulto al suo sfarfallamento
5. l’insetto raggiunge la chioma delle piante e nutrendosi provoca
ferite sui giovani rametti attraverso i quali il nematode penetra nella pianta
6. il nematode invade i canali resiniferi della pianta
7. le piante invase dal nematode ingialliscono, deperiscono e muoiono.





































MONITORAGGIO IN VALLE DA’AOSTA

Nell’estate del 2010, l’ufficio servizi fitosanitari, su segnalazione della Direzione foreste, ha proceduto al prelievo di campioni di legno nei boschi della zona di Saint Denis dove si sono recentemente verificati dei disseccamenti a carico dei pini silvestri. Il legno prelevato è stato inviato al settore fitosanitario della Regione Piemonte, dove si è proceduto all’estrazione dei nematodi e, successivamente, all’università di Firenze c/o CRA – ISZA, per la determinazione delle specie di nematodi presenti. Tutte le analisi hanno dato fortunatamente esito negativo per la presenza di B. xylophilus.
 
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