- Homepage
- Notizie del giorno
- Notizia
Notizia
'Soprattutto in tempi di guerra sia luogo di inclusione, relazione e di pace'
07:31 - 05/04/2026

(ANSA) - ROMA, 05 APR - "Nelle ultime ore, alcuni sindacati starebbero avanzando l'ipotesi di estendere le misure contro il caro energia anche ai lavoratori della scuola, proponendo il ricorso alla Didattica a Distanza nell'ultimo mese dell'anno scolastico". A dirlo sono le associazioni, i comitati e gli organismi che costituiscono la Rete nazionale scuola in presenza i quali esprimono la loro più netta contrarietà di fronte a questa eventualità. "L'esperienza degli anni scorsi ha già mostrato con chiarezza quanto la didattica a distanza abbia amplificato il disagio psicologico, relazionale ed educativo di bambini e adolescenti, colpendo in modo ancora più grave gli studenti più fragili. La Dad ha inoltre compromesso il diritto all'inclusione degli alunni con disabilità e ha fortemente limitato il diritto all'istruzione, alla relazione e alla socialità, che devono essere garantiti a tutti i minori. Per questo - proseguono - riteniamo gravissimo che, di fronte alle conseguenze economiche di un conflitto internazionale, si torni ancora una volta a pensare di sacrificare la scuola. È una prospettiva inaccettabile non solo sul piano educativo, ma anche su quello culturale e civile. Proprio nei momenti segnati dalla guerra, dalle tensioni internazionali e dalla crescita della paura, la scuola dovrebbe essere semmai ancora più sostenuta, perché è il luogo in cui si educa alla convivenza, al rispetto delle differenze, alla cooperazione, alla pace. Ridurre la scuola significa indebolire uno dei pochi spazi pubblici in cui le nuove generazioni possono essere accompagnate a comprendere la complessità del presente senza cedere alla logica del conflitto e dell'emergenza permanente. Se davvero l'obiettivo fosse quello di ridurre i consumi energetici, risulta allora del tutto assurdo prendere di mira ancora una volta la scuola, come se fosse il settore più sacrificabile del Paese. Con la stessa logica, si dovrebbe allora proporre la chiusura di aziende, acciaierie, centri commerciali, supermercati, compagnie aeree e navali, cioè di realtà che certamente comportano consumi enormemente superiori. Ma nessuno osa avanzare simili proposte". "La scuola non può essere trattata come una variabile dipendente delle crisi economiche o belliche. Va difesa, sostenuta e preservata, sempre. Tanto più quando il mondo intorno sembra andare nella direzione opposta", conclude la Rete. (ANSA).
