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Pionieri della natura in Valle d'Aosta
La metà dell’800 vide fiorire in Valle d’Aosta l’interesse per lo studio dell’ambiente naturale, grazie soprattutto all’impulso dato da un gruppo di religiosi, chiamati per questo gli abbés savants, che univano ai doveri del loro ministero un forte interesse per lo studio della storia e delle scienze naturali. La Société de la Flore Valdôtaine nacque nel 1858, su iniziativa dei canonici Georges Carrel ed Edouard Bérard, e si orientò inizialmente sullo studio della flora e dei minerali della Valle d’Aosta, con la realizzazione di un erbario sociale e di una collezione di minerali. A fine secolo comparvero tra i membri della Société de la Flore Valdôtaine l’abate Joseph-Marie Henry, che fu presidente dal 1901 al 1941, il professore Lino Vaccari, botanico di fama che diede una spinta decisiva agli studi floristici in Valle d’Aosta e il canonico Pierre-Louis Vescoz, appassionato collezionista di minerali e animali. Nel 1971, dopo la lunga pausa iniziata con la seconda guerra mondiale, Carlo Lyabel e Efisio Noussan diedero un rinnovato impulso alle attività dell’associazione, contribuendo a rinsaldare i rapporti con il Giardino Botanico Chanousia, a implementare l’attività editoriale e a inserire la ricostituzione di un Museo di Scienze naturali nella lista degli obiettivi prioritari da perseguire. La mostra Pionieri della natura in Valle d’Aosta, organizzata dalla Struttura attività espositive e promozione identità culturale, si compone di materiale documentario e di un ricco apparato di pannelli esplicativi illustrati, che ricostruisce per il pubblico la storia della société savante valdostana.

Sala espositiva dell’Hôtel des Etats - Aosta
25 Novembre 2022 - 5 Febbraio 2023

Tina Modotti. La genesi di uno sguardo moderno
L’esposizione, a cura di Dominique Lora e Héctor Manuel Orozco Velázquez, in collaborazione con Daria Jorioz, dirigente della Struttura Attività espositive e promozione identità culturale della Valle d’Aosta, è dedicata alla celebre fotografa Tina Modotti, che occupa un posto fondamentale nel panorama della fotografia internazionale. La curatrice così introduce la mostra: “Avventurosa, nomade e misteriosa, la personalità artistica di Tina Modotti è permeata da un talento ricco e plurale ma è soprattutto caratterizzata da uno sguardo acuto e lenticolare capace di raggiungere l’essenza dei singoli e delle cose. Donna e artista moderna ante-tempore, la Modotti ha esercitato un’influenza tangibile, decisiva e duratura sullo sviluppo dell'arte fotografica in Messico e a livello internazionale.” Al Centro Saint-Bénin di Aosta saranno esposti più di 100 scatti della fotografa provenienti dalla collezione dell'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH) e dalla Fototeca Nazionale di Città del Messico, con l’intento di ripercorrere le fasi salienti della sua vicenda professionale. Nel percorso espositivo trovano posto i suoi studi sulle tradizioni popolari, sull’architettura urbana, i famosi reportage sulle classi lavoratrici e sui movimenti rivoluzionari che raccontano di uomini, donne e territori, i ritratti e i celebri studi sulle mani, mani che creano e che lavorano, strumenti di costruzione identitaria. “Le foto che Tina Modotti realizza in Messico, concentrate in poco più di sei anni di intensa produzione - ricorda Héctor Orozco Velázquez, co-curatore - sono il chiaro contributo alla storia della fotografia come arte e come documento sociale. Opere che contribuirono alla formazione dell’identità nazionale di un Messico post rivoluzionario, creando un’immagine di modernità artistica alla quale aderirono alcuni dei fotografi più importanti di quegli anni, dai tedeschi Guillermo Kahlo e Hugo Brehme ai russi Sergei Eisenstein e Eduard Tisse oltre agli statunitensi Edward Weston e Paul Strand.” Tina Modotti dedicherà grande attenzione alla documentazione delle condizioni di vita delle popolazioni indigene, da lei fotografate sempre con grande dignità e spontaneità. In special modo sono le donne a riempire il suo universo visivo, valorizzate dalla sua sensibilità artistica e dall’uso della luce e del bianco e nero. Scrive Daria Jorioz in catalogo: “Quest’urgenza di cogliere la vita nell’attimo in cui avviene è forse il tratto saliente della personalità di Tina Modotti che è giunto intatto fino a noi (…) Le sue foto realizzate negli anni venti - in particolare quelle dei fiori e i ritratti delle donne tehuane - rinviano al codice dell’anima teorizzato da James Hillman e alla celebre affermazione di Dorothea Lange secondo cui ogni fotografia è l’autoritratto del fotografo. O perlomeno io lì vedo la natura luminosa e forse anche felice di Tina Modotti, una donna fotografa il cui talento e la cui sensibilità si smarriranno, fagocitati da una Storia più grande di lei e di cui sarà una delle tante vittime sacrificali. Mi piace invece immaginarla con la macchina fotografica che cammina veloce e silenziosa tra le stradine di Tehuantepec, alla ricerca di quell’istante unico e irripetibile che si sostanzia in una pellicola.”
Tina Modotti nasce a Udine il 17 agosto 1896. Nel 1913, ad appena 17 anni, emigra a San Francisco, negli Stati Uniti, per raggiungere il padre in cerca di lavoro. Ben presto si dedica a studi di recitazione che la porteranno ad andare a Los Angeles per fare l’attrice. Nel 1918 sposa il pittore Roubaix de l'Abrie Richey e, poco dopo, si lega romanticamente all’uomo che cambierà il corso del suo destino: il fotografo Edward Weston. Con lui Tina impara le tecniche della fotografia e viaggia in Messico, paese che diventerà la sua patria di adozione. Durante gli esordi come fotografa Tina Modotti partecipa attivamente alla rivoluzione comunista messicana e conosce grandi artisti come Diego Rivera, Clemente Orozco, Frida Kahlo e Pablo Neruda. Terminata la relazione con Weston, si lega a personalità politicamente controverse come Antonio Mella e Vittorio Vidali. La vita di Tina Modotti fu caratterizzata da costanti cambiamenti, dovuti alle sue scelte sentimentali, artistiche e politiche. Il suo attivismo fu indissolubilmente legato alle sue vicende sentimentali, al punto che sembra possa aver giocato un ruolo cruciale nella sua morte precoce, avvenuta nel 1942 a Città del Messico. Pur non essendoci prove tangibili, sembrerebbe che l’antifascista e membro del Comintern Vittorio Vidali, suo compagno di vita e di partito, sia stato coinvolto nel suo (ipotetico) omicidio a causa delle informazioni di cui Tina era a conoscenza in materia di politica spagnola. La versione ufficiale racconta che la fotografa ebbe un infarto nel taxi che la riportava a casa dopo una cena con alcuni amici.

Centro Saint-Bénin - Aosta
12 Novembre 2022 - 12 Marzo 2023

Pierre Aymonod. Voyage autour de ma boite
L’esposizione, realizzata dalla Struttura Attività espositive e promozione identità culturale e curata da Marco Jaccond, Daria Jorioz e Luciano Seghesio propone una sintesi della vasta produzione di Pierre Aymonod, scelta con l’intento di portare alla luce le opere di uno tra i più fecondi artisti valdostani, ancora poco conosciuto dal grande pubblico. La mostra si compone di una ricca selezione di carte a tecnica mista che, oltre a documentare il percorso creativo di un autore sensibile e dalla notevole cultura letteraria, denota un interesse profondo per le avanguardie artistiche del primo Novecento e in particolare per il Surrealismo. Scrive Marco Jaccond in catalogo: “Memore della grande tradizione delle avanguardie novecentesche, nel corso degli anni, Pierre Aymonod ha dato forma ad una singolare quadreria composta in larga parte da opere di piccola dimensione, realizzate su supporti cartacei, spesso occasionali, reinventati con una perizia grafica d’impronta surreale. Il suo microcosmo pittorico (inchiostri, pastelli, frottage, gouache, tecniche miste) è costituito da un corpus organico di delicati ma perturbanti collage, di rielaborati objets trouvés fatti di forme, di segni e di frammenti materici, i quali hanno dato vita a una teoria di racconti lirici che svelano un intimo intento poetico dal quale traspare una vena di humour sapiente.” Pierre Aymonod nasce ad Aosta nel 1954. Si laurea in Lettere con una tesi su Antonin Artaud e in Lingue con una tesi su Marcel Schwob. Vive buona parte della sua esistenza a Ch?tillon insegnando francese nelle scuole superiori della Valle d’Aosta, approfondendo nel contempo le sue ricerche nel campo dell’arte contemporanea e della letteratura. Dalla fine degli anni Settanta porta avanti una sua personale ricerca artistica mettendo a punto una vasta raccolta di opere realizzate in tecnica mista su supporti cartacei. Si impegna per un certo periodo in politica, partecipando all’attività amministrativa del suo paese, senza mai abbandonare gli interessi artistici, culturali e musicali, specialmente rivolti alla canzone d’autore francese e alle espressioni musicali delle minoranze linguistiche. In quel periodo è animatore del gruppo teatrale La Veillà di Ch?tillon. Ha pubblicato, con Alexis Bétemps, il libro Pierre Grosjacques. Une vie, une pensée (Tipografia Duc, 1989). Ha scritto articoli e prefazioni apparse su pubblicazioni locali. Muore ad Aosta nel 2012.

Chiesa di San Lorenzo - Aosta
1 Ottobre 2022 - 26 Febbraio 2023

 




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