Expositions en cours

Olivo Barbieri. Mountains and Parks
L’esposizione, curata da Alberto Fiz e coordinata dalla Struttura Attività espositive dell'Assessorato regionale, presenta oltre 50 lavori esposti in un percorso ventennale che comprende una serie di grandi immagini fotografiche inedite che hanno come soggetto le montagne della Valle d’Aosta, in particolare il Cervino e il Massiccio del Monte Bianco, realizzate per l’occasione. Per la prima volta, poi, viene presentata la produzione scultorea attraverso tre monumentali lavori plastici che occupano l’ala centrale del Centro Saint-Bénin.
Le opere in mostra ripercorrono la ricerca compiuta da Barbieri dal 2002 al 2019 sottolineando l’attenzione verso le tematiche connesse con il paesaggio e l’ambiente. Non manca, poi, un ciclo d’immagini dedicato alla storia dell’arte antica e moderna e la proiezione di un video del 2005 realizzato in Cina.
Mountains and Parks, il progetto ideato per il Centro Saint-Bénin, propone l’indagine di Barbieri sui parchi naturali, siano essi le Alpi (già nel 2012 la Valle d’Aosta era stata oggetto di una specifica indagine), le Dolomiti, Capri rivisitata con i colori della memoria o le cascate più importanti del pianeta che, come afferma l’artista, “sopravvivono intatte ad uso del turismo o come luoghi fisici museali dove ammirare come potrebbe essere una natura incontaminata”. Si tratta di una rassegna spettacolare e problematica, che affronta questioni fondamentali come l’esigenza di un rinnovato equilibrio naturale associato al turismo di massa che, se da un lato “consuma” i luoghi, dall’altra ne garantisce la sopravvivenza. Le immagini di Olivo Barbieri viste dall’alto, riprese con la tecnica della messa a fuoco selettiva che evidenzia solo alcuni elementi lasciando volontariamente sfocato il resto della scena, hanno inaugurato un nuovo modo di percepire il paesaggio che, grazie all’introduzione consapevole di alcuni “errori” fotografici, ci appare in modo inedito, più simile a un modellino in scala (non manca nemmeno l’uso della pittura digitale) che a un contesto reale. Sebbene nulla di ciò che vediamo appaia contraffatto, l’indagine di Barbieri decreta l’ambiguità della rappresentazione. Sono immagini che non nascono dalla volontà di ottenere effetti speciali (non c’è post-produzione), ma dalla curiosità di verificare il comportamento del mezzo fotografico in condizioni non-idonee. Insieme ai parchi dei ghiacci e dell’acqua, il suo sguardo si estende ai Landfills, le quattro grandi discariche abitate da migliaia di persone e animali del Sud Est asiatico in Thailandia, Indonesia e Malesia. Sono i parchi tematici in negativo, la coscienza sporca dell’Occidente dove si gioca l’equilibrio del pianeta. Il paesaggio si estende anche alla storia dell’arte dove la messa a fuoco selettiva modifica la percezione di opere ormai metabolizzate con un atteggiamento ironico e dissacrante. Nel Paradiso Terreste di Nicolas Poussin sembra di vedere il Creatore che si allontana appoggiato ad un drone di controllo, mentre il mito di Mark Rothko è connesso con i simboli del fast food americano, gli hamburger. Il dialogo con i maestri del passato coinvolge anche Paolo Uccello, Caravaggio e Canaletto. Quest’ultimo, attraverso l’uso della camera ottica, sembra anticipare gli esiti della fotografia contemporanea.
Per la prima volta è presentata in mostra la produzione plastica di Barbieri con tre grandi sculture in legno realizzate per l’occasione che fanno riferimento alla mappatura simbolica dei codici Hobo, i vagabondi americani e i Rom. Ne emerge una geografia errante che crea un paesaggio segreto, accessibile solo ai membri della tribù.
A completamento della rassegna, viene proiettato il video Seascape#Night, China Shenzhen 05 del 2005, parte di un progetto artistico in divenire. In questo caso tutto parte da Shenzhen, in Cina, una delle più importanti nuove aree economiche vicino ad Hong Kong dove un'intera generazione di cinesi sta per concedersi, per la prima volta da cinquant'anni, un divertimento di massa: fare il bagno in mare al chiaro di luna.
Il catalogo della mostra, in italiano e francese, con la pubblicazione di tutte le opere esposte, è edito da Magonza. Insieme ai saggi di Alberto Fiz e Daria Jorioz, contiene un intervento di Paolo Cognetti e un testo sull’estetica della montagna dell’alpinista Giovanni Battista Rossi.
Olivo Barbieri, nato a Carpi (Modena) nel 1954, studia pedagogia all’Università di Bologna e dal 1971 intensifica il suo interesse per il linguaggio fotografico. Realizza Flippers 1977–1978, una serie dedicata al ritrovamento di un deposito di flipper abbandonato. Negli anni Ottanta inizia la serie sull’illuminazione artificiale nelle città europee e orientali. Dal 1989 viaggia in Oriente, soprattutto in Cina, sviluppando una ricerca, tuttora in corso, sui temi dei grandi cambiamenti in atto e sulla loro rappresentazione. Negli anni Novanta adotta una tecnica fotografica che gli permette di mantenere a fuoco solo alcuni punti dell’immagine. Nel 2003 inizia il progetto Site specific_ che coinvolge 40 città nel mondo e prosegue ancor oggi. Le serie Site specific_ (2003–2013), Parks (2006–2015), Real Words (2008–2013), Images (1978–2007), Virtual Truths (1996–2002) e Artificial Illuminations (1980–2014) hanno in comune la riflessione sulla quantità di realtà presente nel nostro sistema di vita e su quanto la nostra percezione sia in grado di comprenderla. Nel 2015 continua la serie Parks e realizza Adriatic (staged) Dancing people. Nel 2017 ha dedicato un progetto all’impianto solare di Ivanpah nel deserto della California, la più grande centrale termica a concentrazione solare del mondo. Noto internazionalmente, inizia ad esporre nel 1978 alla Galleria Civica di Modena. Le sue opere sono state presentate da istituzioni prestigiose quali: Folkwang Museum di Essen, Museum of Contemporary Art di Cleveland, Moma di San Francisco, Cca di Montréal e Bund 18 di Shanghai. Tra le sedi pubbliche italiane che hanno ospitato le sue personali vi sono la Triennale di Milano, il Mart di Rovereto, il Madre di Napoli e il Maxxi di Roma. È stato invitato cinque volte alla Biennale di Venezia e le sue opere si trovano in collezioni pubbliche tra cui: Moma di New York, International Center of Photography di New York, Deutsche Bank, UBS Art Collection e la collezione personale di Elton John.
L’esposizione Olivo Barbieri. Mountains and Parks resterà aperta fino al 19 aprile 2020, con il seguente orario: da martedì a domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18, chiuso il lunedì. Ingresso 6 euro, ridotto 4 euro. Abbonamento con la mostra Carlo Fornara e il Divisionismo al Museo Archeologico Regionale di Aosta: 10 euro intero, 6 euro ridotto. Ingresso gratuito per i minori di 18 anni.

Centre Saint-Bénin - Aoste
15 Novembre 2019 - 19 Avril 2020

Diego Cesare. Bèrio
Cette exposition, dont le commissaire est Daria Jorioz, présente au public une sélection de 35 photos en noir et blanc de moyennes et grandes dimensions, réalisées avec une chambre photographique et tirées manuellement sur du papier aux sels d’argent, qui documentent les aspects les plus significatifs du territoire de la Vallée d’Aoste, présentés à travers le thème de la pierre, photographiée du point de vue tant naturel et environnemental qu’historique et anthropologique, par le biais des objets en pierre créés par l’homme au cours de l’histoire. Du Mont-Blanc au gouffre de Pré-Saint-Didier, de la vallée de Cogne à Fontainemore, les clichés exposés nous invitent à entreprendre un voyage fascinant à travers une région située au cœur des Alpes, décrite de façon originale et insolite, grâce au regard professionnel du photographe Diego Cesare. Dans le catalogue, la commissaire de l’exposition, Daria Jorioz, écrit : « En choisissant de faire de la pierre sa clé de lecture pour raconter la Vallée d’Aoste, Diego Cesare nous propose un projet photographique à forte connotation territoriale. Matière qui renferme de complexes valeurs symboliques, la pierre synthétise le concept et l’image mentale du paysage alpin. Ce n’est pas un hasard si Diego Cesare a donné à son projet photographique le nom de Bèrio, « pierre » en francoprovençal : il affirme ainsi ses liens avec sa terre, la Vallée d’Aoste, dans une synthèse verbale qui repose sur sa langue du cœur, celle qui est liée à son enfance et à la figure maternelle et qui souligne la dimension identitaire de cette création, inhérente tant à l’expérience qu’à l’émotion. Ainsi, la photographie n’est plus seulement un document : elle se fait journal, vision subjective et témoignage autographe d’un regard ». Diego Cesare est né à Morgex, en Vallée d’Aoste, où il vit et travaille. Après avoir fait des études artistiques, il devient photographe professionnel en 1985. Il collabore activement avec la Région autonome Vallée d’Aoste, avec différentes agences de publicité et avec des ateliers de graphistes italiens et français. Il est l’auteur de nombreuses publications : Appunti schizzi e metafore in viaggio, Turin 1990 ; 30 anni di autostrada, Turin 1993 ; Destination Europe, Autostrade e mobilità in Valle d’Aosta, 1962-1992, Quart 1993 ; Il restauro della Cappella Pilotti, Turin 1994 ; Acque di sogno, ricchezza della Valle d’Aosta, Quart 2003 ; Segni d’energia, energia dei segni, Quart 2003 ; Riflessi di ferro, Quart 2008. Il collabore avec les revues Bell’Italia, Bell’Europa, Traveller, Class et Cucina italiana. Il a présenté ses créations lors de nombreuses expositions personnelles et collectives dont, notamment : Traverser les Alpes, Commune de Chamonix ; Territorio del Gran Paradiso, Maison Bruil, Introd ; Bell’Italia, Castello Sforzesco, Milan ; I volti i luoghi, Fort de Bard ; Paysages passages, Château de Bosses, Vallée d’Aoste. L’exposition Diego Cesare. Bèrio est assortie d’un catalogue bilingue italien-français, contenant toutes les photos exposées, publié par la Tipografia Valdostana, par les soins de Daria Jorioz, et vendu au prix de 15 euros.

Eglise Saint-Laurent - Aoste
8 Novembre 2019 - 29 Mars 2020

Le lavandaie Carlo Fornara et le Divisionnisme
Cette exposition, dont la commissaire est Annie-Paule Quinsac et qui est organisée sous la direction de Daria Jorioz, présente dans les salles du Musée Archéologique Régional un riche parcours comprenant 80 œuvres, entre peintures, dessins et créations graphiques. Carlo Fornara (1871-1968) retrouve le rôle de premier plan qu’il a eu dans l’art italien et européen, de la fin du XIXe siècle au début du XXe. L’exposition d’Aoste met cela en évidence de manière incontestable : elle élimine notamment les réserves et les préjugés qui existent à ce sujet et découlent du fait que Fornara avait été considéré comme un simple imitateur de Giovanni Segantini. Si Fornara a bien été l’assistant de ce dernier au cours de l’été 1898 et a été profondément influencé par l’enseignement de ce grand maître qui allait disparaître treize mois plus tard, cela n’explique ni son adhésion au Divisionnisme, ni l’évolution de son parcours artistique, particulièrement original. L’initiative d’Aoste complète les célébrations du cinquantième anniversaire de la mort de Fornara, qui ont commencé l’année dernière à Milan avec une sélection de ses autoportraits et se sont poursuivies dans la célèbre Casa de Rodis, à Domodossola. Carlo Fornara e il Divisionismo, première exposition monographique consacrée à ce peintre piémontais en Vallée d’Aoste, présente principalement les deux décennies cruciales de la carrière artistique de Fornara, la fin du XIXe siècle et le début du XXe, et examine la saison la plus intense de sa production, parallèlement à la genèse et à l’apogée du Divisionnisme en Italie. La période symboliste de Fornara est représentée ici, en sus du chef-d’œuvre L'Aquilone, par La leggenda alpina et deux études à l’huile, tandis que dans la section dessins, des œuvres de grand format, comme l’affiche routière du Simplon et Allegoria dei monti, nous racontent une expérience que cet artiste préféra ensuite passer sous silence. Une fois fermée la parenthèse symboliste, la première décennie du XXe siècle a été marquée par une recherche d’objectivité à l’égard de la nature, en oubliant l’expressionnisme qui avait dominé les saisons entre la fin de son apprentissage dans le Val Vigezzo et l’adoption de la technique divisionniste qui, avec En plein air, précède de quelques mois sa rencontre avec Segantini. Ce sont des années consacrées à sa terre, sa source iconographique principale, le Val Vigezzo. Fornara ne s’aventure que rarement hors de son monde. La trilogie consacrée au Val Maggia, dans la Suisse voisine, fruit d’un séjour en 1908 et présentée dans cette exposition, est le témoignage d’une recherche visant le naturalisme, dans laquelle les techniques apprises de Segantini au cours de l’été 1898 sont utilisées pour créer une vision réaliste qui n’a rien à voir avec le panthéisme du maître. La correspondance peu abondante avec Pellizza da Volpedo et les lettres de Morbelli démontrent que Carlo Fornara, même s’il était plus jeune qu’eux, était un divisionniste de la première heure. Sa technique révèle une division du ton empirique, avant la rencontre fondamentale avec Segantini pour le Panorama di Saint-Moritz. Ensuite, l’utilisation des couleurs pures ou semi-pures et des coups de pinceau superposés s’enrichit de l’usage qu’avait Segantini d’ajouter des métaux, or et argent fondus, à la peinture fraîche. Quant à l’étude de la technique de Fornara, cette exposition constitue un pas en avant également du point de vue des analyses scientifiques : sa méthode de travail complexe avait été la seule, parmi celles des peintres divisionnistes, à n’avoir pas encore fait l’objet jusqu’à aujourd’hui d’un diagnostic complet. Grâce à la collaboration de la Direction artistique de Banca Patrimoni Sella & C., qui depuis deux ans a lancé un projet d’étude d’œuvres d’artistes italiens du XVIe au XIXe siècle, l’exposition d’Aoste a constitué l’occasion d’analyser cinq œuvres cruciales : Le lavandaie, L'Aquilone, Chiara pace, Luce e ombre et Fine d'autunno in Valle Maggia. Les données résultant de ce diagnostic, confié à Thierry Radelet, expert de renommée internationale, sont présentées dans le catalogue de l’exposition, qui est assortie d’un catalogue bilingue italien-français contenant les textes d’Annie-Paule Quinsac, de Daria Jorioz et de Filippo Timo, en vente sur place au prix de 36 euros. Billets : plein tarif, 6 euros ; tarif réduit 4 euros ; entrée libre pour les moins de 18 ans. Billet couplé avec l’exposition Olivo Barbieri. Mountains and Parks, en programme au Centre Saint-Bénin d’Aoste du 15 novembre 2019 au 19 avril 2020, au prix de 10 euros, plein tarif et de 6 euros, tarif réduit.

Musée archéologique régional - Aoste
25 Octobre 2019 - 15 Mars 2020

Fragments de mémoire.
 Le cimetière du Bourg - Il cimitero di Sant’Orso (1782-1930)
Fragments de mémoire. Le cimetière du Bourg. Il cimitero di Sant'Orso ad Aosta (1782-1930). Le cimetière du Bourg - Il cimitero di Sant’Orso (1782-1930)
Organisée par la structure Expositions avec la collaboration du Bureau Régional Ethnologie et Linguistique et Archives Historiques, dans le cadre de la série Fragments de mémoire, cette exposition concerne un lieu riche d’histoire situé dans le centre historique d’Aoste, le cimetière du Bourg Saint-Ours qui, pendant cent cinquante ans, de 1782 à 1930, a accueilli les sépultures du bourg. Ella a pour but de présenter au public des documents, des photos et des panneaux retraçant synthétiquement l’histoire de ce cimetière, en le situant dans le contexte des zones sépulcrales d’Aoste. Elle propose également un aperçu de la vie sociale et religieuse de la communauté d’Aoste, qui nous amène à des considérations d’ordre anthropologique, social et philosophique sur la conception de la mort entre la fin du XVIIIe siècle et les premières décennies du XXe. Les sources d’archives et la documentation photographique nous permettent de reconstituer l’histoire de ce lieu où ont été enterrées quelque dix mille personnes, parmi lesquelles des personnages illustres comme l’entrepreneur Zimmermann, l’inventeur Manzetti et de nombreux chanoines de la collégiale des saints Pierre et Ours.

Salle des expositions de l’Hôtel des Etats - Aoste
11 Octobre 2019 - 9 Fevrier 2020

 




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